Aspettando il Festival

Giovedì 30 marzo
Sala Toro Farnese ore 17:00
Stanley Jordan  solo guitar
Magic touch

La leggenda del jazz per la prima volta
in un museo italiano

Vera leggenda del jazz, il virtuoso chitarrista Stanley Jordan ha sempre mostrato una personalità camaleontica, anticonformista e fantasiosa. Che si tratti di audaci reinvenzioni di capolavori del soul o esplorazioni dell’universo pop-rock, così come di eclettiche sperimentazioni solistiche, Jordan riesce sempre a lasciare la sua indelebile impronta su ogni sua interpretazione.

Cercare di descrivere adeguatamente in poche parole Stanley Jordan è impresa impossibile, possiamo dire che il chitarrista americano è tra le figure più importanti della storia della chitarra. Jordan rinnova e porta a massimi livelli una tecnica da lui ideata denominata “Touch” o “Tapping” che gli permette un uso pianistico della chitarra. Per la prima volta Stanley Jordan si esibirà in un museo italiano.

Con La sua tecnica, assolutamente incredibile, riesce ad eseguire anche due o tre parti sovrapposte, dando la sensazione di trovarsi di fronte a due chitarristi contemporaneamente.

Jordan è artista i cui album hanno venduto centinaia di migliaia di copie: Magic Touch (1985) ad esempio, fu uno straordinario successo (1° nelle classifiche jazz per 51 settimane, due Grammy Nominations, Disco d’Oro in U.S.A e Giappone). È stato artista Elektra e Blue Note (Cornucopia/1990, Stolen Moments/1991, Best of/1998, Live in NewYork/1999) e Arista Records (Bolero/1994).
La sua cover di “The Lady in my Life” di Michael Jackson, è ormai uno “standard” del Contemporary Jazz.

“Magic” di Jordan lo si dice fin dall’85 quando, allora venticinquenne, ha pubblicato, addirittura per la Blue Note, il disco Magic Touch presentandosi all’attenzione internazionale con una tecnica nuova per suonare la chitarra. Fino ad allora si parlava di tapping, o per i più virtuosi di double-tapping: ma di lì a poco fu inventato il termine two-handed tapping, intendendo con questo il tapping fatto non più con due dita, bensì con otto. Il chitarrista americano, ha quindi sviluppato una tecnica che lo rende unico al mondo ed ha tutti i titoli per occupare un posto d’onore nel gotha dei musicisti viventi.