Sabato 22 aprile

Ore 10:30 e ore 12:00 Sala Teatro
Accadueò
autore e regia Vania Pucci
immagini dal vivo Giulia Rubenni
produzione Giallomare Minimal TeatroL’acqua è un bene prezioso, è come l’oro, bisogna averne cura! Dell’acqua ti puoi fidare… apri il rubinetto e lei riempie il bicchiere… apri il rubinetto e lei riempie la vasca…sembra non finire mai…un mare d’acqua! Ma l’acqua è anche la nostra memoria… L’acqua conosce tutte le storie del mondo perché l’acqua è l’origine del mondo. Si raccontano otto piccole storie originali sull’acqua … e così appare la colomba che cerca di scappare dall’acqua del diluvio universale …. la balena che si ammala per avere ingoiato un sacchetto di plastica …. la goccia della sorgente imprigionata in una bottiglia … il deserto che sotto la sabbia nasconde il mare… l’iceberg che si scioglie… Accadueo’ vede in scena oltre l’attrice Vania Pucci, l’artista Giulia Rubenni che utilizza una particolare macchina scenografica: una video camera riprende un piano colmo di sabbia che le mani di Giulia scolpiscono, modellano, disegnano con straordinaria abilità. Le forme, veri e propri quadri, tramite la videoproiezione diventano la scenografia dove l’attrice si muove e racconta.


Ore 11:30 Sala Letteratura
Natascia Festa intervista Daniela Spada e Cesare Bocci
presentazione del libro Pesce d’Aprile – Lo scherzo del destino che ci ha reso più forti

Cesare Bocci (marchigiano, attore e sceneggiatore italiano tra i più noti della sua generazione) ha cominciato a recitare da ragazzo e, da allora, la passione non l’ha più abbandonato. Nel 1983 è stato tra i fondatori della Compagnia della Rancia. Trasferitosi a Roma, ha preso parte a numerosi film e fiction, tra cui la fortunatissima serie del Commissario Montalbano, dove interpreta Mimì Augello, il bel Vicecommissario sciupafemmine amatissimo dal pubblico. Periodicamente ritorna al suo primo amore: il teatro.
Daniela Spada, la sua compagna da più di vent’anni, ha lavorato a lungo come grafica. Dopo l’ictus che l’ha colpita nel 2000, si è reinventata cuoca e ora gestisce a Roma una scuola di cucina.
Il suo vecchio blog, www.cucinaamoremio.com, è stato uno dei tanti escamotage usati per alleviare la propria malattia.
La prima domenica a casa dall’ospedale, la piccola Mia che aspetta di essere allattata e poi un improvviso dolore che cancella tutto. È il 1° aprile 2000 e Daniela Spada si risveglierà dal coma dopo venti giorni per ritrovarsi in un incubo ancora più grande: il lungo percorso per riprendersi dalle conseguenze di un ictus che ha colpito il cervelletto. Il risveglio è tragico: non sa chi è, il medico dice che non camminerà più. «Vaffanculo» è la risposta del compagno Cesare, che ha più fiducia nella forza della sua donna che nelle diagnosi.
E il tempo gli dà ragione: lottando contro il dolore e lo sconforto, contro un servizio sanitario “poco umano”, e contro il rimpianto per tutto quello che l’ictus si è portato via i primi mesi di Mia, il lavoro, la moto, il sax, lo sci d’acqua, il ballo, Daniela si è rimessa in piedi, più coraggiosa di ogni pronostico. Ha ripreso a guidare, si è inventata una nuova professione e ha recuperato giorno dopo giorno un rapporto speciale con la figlia, alla faccia di quel maledetto pesce d’aprile.
Il recupero è stato lento e difficile ma, a distanza di 16 anni, Daniela e Cesare hanno deciso di raccontare la loro storia, per dimostrare che un ictus non è la fine del mondo e, a modo suo, ha lasciato anche inattesi regali: straordinarie prove d’affetto, la scoperta di una forza insospettata, una famiglia sempre più solida. Perché, come dice Daniela, «invece di pensare a quello che non potete più fare, pensate a quello che avete in più».
«E noi, con e nonostante la malattia di Dany, abbiamo saputo ricominciare da capo e affrontare la sfida. Per questo oggi vogliamo raccontare la nostra vittoria sull’ictus. In realtà non abbiamo ancora vinto, siamo solo ai supplementari, ma siamo in vantaggio. Ecco, questa è la storia di noi che non ci siamo arresi.» – Cesare Bocci


Ore 16:00 Sala Toro Farnese
Paolo Benvegnù incontra Niccolò Fabi
Il materiale e l’immaginario: memorie, intuizioni sul concetto di costruzione

Paolo Benvegnù e Niccolò Fabi due figure straordinarie della musica italiana che si incontrano al MANN. Un colloquio emozionante sul ruolo dell’artista, su ciò che ci spinge a creare a cercare sempre nuovi obiettivi e superare le frontiere tra le arti.
Una produzione esclusiva del Festival per portare la musica oltre i confini della creatività.
Nel 1997 Niccolò Fabi, con Capelli, vince il Premio della Critica nelle Nuove Proposte al Festival di Sanremo. Dello stesso anno è il disco d’esordio, Il giardiniere.
Nel 1998 presenta, sempre a Sanremo, Lasciarsi un giorno a Roma, che farà parte del secondo album, Niccolò Fabi, all’interno del quale si trovano anche Vento d’ estate, in coppia con Max Gazzè e Immobile assieme a Frankie HI-NRG.
Il terzo lavoro, Sereno ad Ovest, del 2000, sostenuto dal singolo Se fossi Marco, precede una raccolta dei suoi pezzi più celebri, cantati in lingua spagnola per il mercato estero.
La cura del tempo è del 2003, fra gli ospiti Fiorella Mannoia, che canta in Offeso e Stefano Di Battista ne Il negozio d’antiquariato. Canzoni come È non è, sottolineano una vena compositiva sempre più sfaccettata e il processo graduale di distacco dalle melodie più pop.
Il 2006 è l’anno di Novo Mesto, registrato nella omonima cittadina Slovena, che contiene brani come Costruire e Oriente.
Un nuovo disco, Solo un uomo, pubblicato nel maggio 2009, cui è seguito il tour omonimo che ha registrato oltre cinquanta date.
Il 2012 inizia all’insegna della creatività e Niccolò si dedica completamente alla scrittura di Ecco, settimo disco della sua carriera, che verrà pubblicato il 9 ottobre 2012. Il disco è stato anticipato dal brano Una buona idea, che il 4 settembre è stato presentato al pubblico, direttamente dal canale youtube di Niccolò, in un’esclusiva versione live, registrata presso Angelo Mai Altrove di Roma.
Ecco è un disco che da subito riceve riscontri positivi sia dalla critica che dal pubblico.
Il 2013 vede Niccolò impegnato in un lungo tour che raccoglierà sold out in tutti i migliori teatri Italiani e con più di 30 tappe estive nelle migliori location italiane. Un anno molto importante che si conclude con l’assegnazione della Targa Tenco come miglior disco in assoluto e con il Capodanno Romano presso il Circo Massimo.
Nel 2014 inizia la collaborazione con Daniele Silvstri e Max Gazzè per il progetto Fabi Silvestri Gazzè che lo vedrà pubblicare un disco Il Padrone della Festa (Sony/Universal).
Settembre 2014 lo vede impegnato in un tour europeo che tocca Londra, Berlino, Parigi, Colonia, Bruxelles, Lussemburgo, Valencia, Madrid, Barcellona. Novembre e Dicembre 2014 sono i mesi del tour italiano nei palazzetti dello sport, che colleziona tutti sold out.
Tra novembre 2015 e febbraio 2016 Niccolò scrive, suona e registra il suo nuovo progetto discografico “Una somma di piccole cose” uscito ad aprile 2016 per Universal Music. Da maggio a luglio 2016 si esibisce nei teatri italiani e in prestigiose location all’aperto presentando live i brani di “Una somma di piccole cose”, disco con cui il cantautore romano vince la Targa Tenco 2016, come miglior album dell’anno.


Ore 18:00 Sala Teatro
Woman before a glass: Intorno a Peggy Guggenheim
di Lanie Robertson traduzione Gloria Bianchi
con Caterina Casini
scenografia Stefano Macaione
costumi Stemal Entertainment Srl
regia Giles Smith
produzione Laboratori Permanenti

Si tratta di una performance per un solo attore, divisa in quattro quadri che,
con un linguaggio disinvolto e trasgressivo (così com’era la stessa Peggy), racconta
alcuni momenti degli ultimi anni della Guggenheim. Com’è noto, lei comprò Palazzo
Venier dei Leoni a Venezia dove raccolse la sua straordinaria collezione d‘arte moderna.
Nel testo di Robertson sono ripercorsi i momenti drammatici della guerra, la
fuga di Peggy dalla Francia per le persecuzioni naziste, durante la quale nascose tele
e sculture tra i piatti e le vettovaglie di cucina, i difficili rapporti con mariti e amanti.
Emergono i suoi momenti di forza e le sue debolezze: il rapporto conflittuale con la
figlia, morta suicida; i rapporti d’affari con le più importanti gallerie e musei del mondo; i suoi rimpianti, le nostalgie e il suo scivolare lento verso la serenità della fine.
La figura di Peggy Guggenheim emerge in tutta la sua rilevanza, quale protagonista
e interprete di un’epoca fondamentale dell’arte del secondo dopo guerra,
che lei ha contribuito a costruire.
Il testo dell’autore americano è diretto e capace di farci attraversare il mondo in
cui lei visse, portandoci a condividere con Peggy il suo cammino intelligente, irriverente e coraggioso, in quegli anni difficili, in cui lei, grazie alla sua grande capacità visionaria, comprese l’importanza della creazione artistica contemporanea.
Protagonista ed interprete sulla scena, l’attrice Caterina Casini, che grazie
alle sue molteplici esperienze interpretative, è capace d’impersonare la contemporaneità, attingendo naturalmente al suo grande talento nell’essere attrice della parola e del gesto.
Il progetto offre così la possibilità al pubblico di guardare il mondo e l’arte
contemporanea attraverso gli occhi di Peggy Guggenheim: ciò che lei ha cercato,
indagato, scoperto, sostenuto e promosso.
Il progetto ci permette d’indagare come Peggy ha difeso l’Arte; come ha, con apparente semplicità, compiuto gesti eroici per salvarla, per esempio arrotolando,
nascondendo tra le pentole e spedendo all’estero le tele dei suoi artisti, perché il nazismo non le distruggesse. Come ha creduto in quelle tele prima ancora che il mondo le comprendesse.
Non è un caso che il progetto nasca e prenda forma a Sansepolcro. Qui, infatti, la popolazione fu salvata da un bombardamento grazie a un ufficiale inglese che sapeva della presenza dell’opera “La Resurrezione” di Piero della Francesca.
Il progetto mira anche ad aprirsi alla creatività contemporanea affidando l’allestimento scenico a un giovane artista scenografo – Stefano Macaione – segnalato dall’Accademia di Belle Arti di Firenze. L’intervento artistico ed estetico di
Macaione offre la possibilità di riscoprire i materiali artistici del ‘900 e reinterpretarli,
in una visione che fa propri i nuovi stimoli della cultura artistica giovanile.
Emerge così un connubio composito e sinergico tra arte e teatro, che condurrà alla sintesi necessaria del progetto artistico Intorno a Peggy Guggenheim: metodologie pittoriche e azioni teatrali, che giocano insieme e si stimolano vicendevolmente,
generando dinamiche e immagini nuove, tensioni ed emozioni, mostrando nello specchio ciò che ci resta, che si trasforma e che è vivo. Perché il teatro è vivo ma anche l’arte e, come diceva Jacson Pollock “il dipinto ha una vita propria, io provo a farla trapelare”.


Ore 21:30 Salone della Meridiana
Peppe Servillo & Solis String Quartet
Danzando Spassiunatamente
voce Peppe Servillo
violino Vincenzo Di Donna
violino Luigi De Maio
viola Gerardo Morrone
cello e chitarra Antonio Di Francia
coreografia Flavia Bucciero
danzatori/interpreti Flavia Bucciero, Elisa Paini, Laura Feresin, Sabrina Davini, Daniele Del Bandecca, Stefano Capitani, Franco Corsi
costumi Fondazione Cerratelli
disegno Luci Riccardo Tonelli
produzione Movimentoinactor Teatrodanza – Consorzio Coreografi Danza d’autore

“Danzando Spassiunatamente” è un omaggio alla cultura e alla canzone classica napoletana, l’inizio di un viaggio, senza limiti di tempo e di spazio che vede l’avvicendarsi di brani famosi con brani meno conosciuti e qualche volta dimenticati… ma non per questo minori!
L’incontro tra questi artisti ha dato vita ad un inedito progetto dove l’arte e lo spessore di Peppe Servillo si fondono con la maestria e la visione degli archi del Solis String Quartet rendendo questo prodotto unico nel suo genere, e facendo si che attraverso una rilettura raffinata e popolare di un repertorio si racconti una Napoli non oleografica bensì una città che è stata ed è a pieno titolo un’ autentica capitale culturale europea. Una scelta artistica, che spoglia di tutti gli orpelli questi capolavori rendendoli assolutamente eleganti e raffinati senza perdere quella forza e quell’incisività che ne hanno decretato il successo mondiale.
La coreografia di Flavia Bucciero riprende il filo e l’impostazione musicale, individua alcuni brani particolarmente simbolici (si pensi ad esempio a dicitencelle vuje e all’ambiguità che la sottende) interpretandoli attraverso una sensibilità contemporanea che, al tempo stesso, salvaguardia e esalta aspetti e umori universali delle canzoni e della musica. I costumi dei danzatori realizzati a cura della Fondazione Cerratelli esaltano il rapporto passione/sensualità, presente nella musica e nella danza, in una prospettiva rigorosa e moderna al tempo stesso. Lo spettacolo è prodotto in collaborazione con AreaLive.